Un compleanno da lucidare: il simbolo dell’Out Off compie 30 anni.

Croce di Arnaldo Pomodoro 2Da trent’anni accoglie gli artisti ed il pubblico dell’Out Off. Semplice, imponente, elegante, difficile da afferrare. È la croce in bronzo, realizzata dallo scultore Arnaldo Pomodoro nel 1987, rielaborando il logo dell’Out Off disegnato da Massimo Dolcini nel 1978.

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Free Card l’abbonamento alla 42a stagione dell’out off: prezzo unico per una formula flessibile

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Con l’abbonamento Free card (6 ingressi=60 €) le possibilità si moltiplicano e il prezzo del biglietto diminuisce.

Dove è possibile acquistare la Free card? In biglietteria fino al 28 luglio e dal 1 settembre

Come funziona? In modo semplice, si acquista in biglietteria la Free Card al prezzo di 60 € che dà diritto a 6 ingressi al Teatro Out Off per tutta la stagione 2017/2018.

Quando posso usare l’abbonamento e quali spettacoli posso vedere? L’abbonamento può essere utilizzato per tutti gli spettacoli della stagione di prosa 2017/2018

La free card è nominativa? No, è libera, quindi si può scegliere se venire da soli a vedere 6 spettacoli, in coppia a vederne 3, in 3 a vederne 2, in 6 a vederne 1 … ecc

Perché abbonarsi?

Diverse sono le nuove produzioni dei registi che collaborano con l’Out Off a cominciare da Lorenzo Loris – regista stabile – Roberto Trifirò, Elena Arvigo ma anche le proposte di giovani autori. I titoli in cartellone spaziano dai grandi classici della letteratura italiana del ‘900 (Moravia, Calvino, Buzzati), alla drammaturgia europea (Koltès, Ritsos, McGuirre) e alla nuova scrittura per il teatro .

3 appuntamenti con Pinter: Sketches & short plays, Old times / vecchi tempi, Landscape

3 grandi classici del teatro: La signorina Julie di August Strindberg con la regia di Fabio Sonzogni, La signorina Else di Arthur Schnitzler con la regia di Alberto Oliva, Fedra di Ghiannis Ritsos nell’interpretazione di Stefania Barca.

Nuovo teatro con giovani autori e formazioni emergenti: “Promessa d’amore “ di Lucrezia Lerro, “I dispersi” di Fernando Coratelli, “Sulla pelle” di Massimiliano Cividati, “Eccebellum” di Andrea Rinaldi, “Abracadabra” di Irene Serini.

Teatro di impegnato sociale con gli spettacoli di Barbara Altissimo “Neverending” e “Cercando il giardino”.

Per info e prenotazioni: info@teatrooutoff.it 0234532140

Per acquistare on line: https://toptix1.mioticket.it/TeatroOutOff/it-CH/subscriptions/abbonamento%20outoffcard%202017-2018/2

 

Classici, nuove proposte, e un percorso nel secolo breve: la 42° stagione dell’Out Off.

Una stagione in bilico tra i grandi scrittori che hanno segnato il ’900 italiano e straniero, i classici e le giovani promesse del teatro. Così sarà la quarantaduesima stagione del Teatro Out Off e, in attesa di conoscerla nel dettaglio nella conferenza stampa di settembre, qui di seguito qualche anticipazione sul nostro cartellone.

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Cosmico o comico?

Risultati immagini per Le cosmicomiche Prosegue il percorso del regista Lorenzo Loris lungo il sentiero della letteratura italiana del ‘900 con la messa in scena de Le cosmicomiche dall’omonima opera di Italo Calvino. Dopo aver portato in scena la prosa potente di Testori, l’espressionismo di Gadda, la finezza intellettuale di Pasolini, Loris si è accostato alla scrittura di Italo Calvino, portando in scena la scorsa stagione Gli amori difficili e nella prossima Le cosmicomiche. Loris esplora la potenza del linguaggio fantastico e realistico di Calvino in scena senza alterarlo, indagando  il ruolo culturale di grande intellettuale ed innovatore della letteratura italiana, capace di profondità e leggerezza. Continua a leggere

I contorni perfetti dentro i quali vivere.

Contouring Perfetto regia Francesca Merli nella foto Barbara Mattavelli Zoe Pernici e Elena Boillat foto di Francesca Merli

Esistono dei contorni perfetti dentro i quali vivere? Anita, giovane video blogger e runner specializzata nella corsa sul posto li trova all’interno del proprio appartamento, segnato dalla presenza del pc, grazie al quale porta avanti la propria esistenza all’insegna dell’autoreclusione.

Unica compagnia in questa vita surreale è Sam, amica immaginaria, trasposizione di Samantha, celebre protagonista della serie Sex and the city, finché ad interrompere il solito tran tran fatto di allenamenti, post , condivisione di video-tutorial di maquillage e sporadiche visite della madre, donatrice di pacchi con viveri lasciati dietro la porta di casa, arriva una presenza misteriosa ed inquietante: la signora.

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Sara Thaiz Bozano: bisogna accettare la nostra parte nella storia e percorrerla con coraggio.

L'immagine può contenere: notte

Foto delle prove di Manuela Giusto.

L’esperienza di Sara Thaiz Bozano  co regista insieme ad Elena Arvigo,  nella realizzazione di progetti di teatro multimediale, è stato un importante punto di partenza per l’elaborazione delle immagini suggestive, poetiche e perturbanti che fanno parte dell’allestimento. Sara Thaiz Bozano ha lavorato come assistente alla regia e stage manager di numerose produzioni teatrali in Italia e in Europa. Ha collaborato con Andrea Liberovici, Saskia Boddeke e Peter Greenaway e come stage manager nell’allestimento e nella tournée internazionale di diversi spettacoli di Robert Wilson.

 

Cosa ti ha spinto a confrontarti con l’opera di Jan Fabre?
Sono approdata a questo progetto grazie al coinvolgimento di Elena Arvigo. Ed è stata una scoperta affascinante e molto complessa. Fabre è un artista a tutto tondo e il suo teatro è vera e propria “materia plastica”. I suoi spettacoli sono modellati con estrema cura e per questi Fabre crea un tutto completo: la drammaturgia, i movimenti coreografici, la scena.
“L’imperatore della sconfitta” è stato creato in questo percorso e la struttura del testo, fatto di ripetizioni, di salite e di discese, di tentativi e di sconfitte, lo testimonia in modo inequivocabile. Credo che la sfida più importante che abbiamo affrontato con Elena sia stata il mettere in scena questo testo con il nostro occhio, il nostro gusto, senza celebrazioni e imitazioni ma sempre con grande rispetto e cura.
 
Quanto è stata importante la tua formazione (dalla collaborazione con Andrea Liberovici, Saskia Boddeke e Peter Greenaway e Robert Wilson) per la loro elaborazione?
Ho avuto la fortuna di lavorare con registi dalla grande immaginazione e talento e dai quali ho imparato moltissimo. Tuttavia la lezione più importante che ho portato a casa dopo questi anni di esperienze, credo che sia la libertà di creare uno spazio scenico anche attraverso l’utilizzo di luci, suoni e immagini, dove questi elementi trovano il loro equilibrio specifico solo nel rigore del lavoro del teatro. Così nel momento in cui abbiamo capito che parte del racconto di questo spettacolo doveva essere affidato alle immagini, abbiamo deciso di costruire un team e affrontare la messa in scena come un discorso aperto, dove ogni professionista potesse dare il proprio contributo. Il video – il cui uso in teatro è sempre un rischio – nasce ad esempio in totale sinergia con la costruzione dello spazio, con il progetto luci e con la scelta delle musiche. Ogni elemento ha il suo posto nella compresenza degli altri elementi scenici, ogni artista coinvolto completa con il proprio intervento il lavoro degli altri. Insieme abbiamo voluto comporre una partitura che si evolve dinamicamente, disegna lo spazio e scandisce il nostro racconto.
 
La sconfitta come punto di partenza: una condizione umana ed artistica dalla quale nessuno può esimersi?
Il segreto di questo testo si rivela già nel suo titolo. La sconfitta è un fatto della vita, ma è dato ad ognuno di noi farne un punto di svolta.
D’altra parte il teatro è il luogo dove tutto può essere inventato e tutto è possibile, ed è Fabre stesso a incalzarci verso questa inevitabile conclusione: sul palcoscenico ognuno può essere protagonista. Il palcoscenico è lo spazio dove il ricominciare, dove il provare e l’esercitarsi, creano la circostanza stessa del trionfo e della sconfitta. Il teatro crea di per sé stesso questa doppia condizione, questo equivoco inevitabile.
Esserne consapevoli tuttavia – farne la circostanza che si sceglie per se stessi – è la chiave per uscire dal paradosso. Bisogna essere capaci di ricominciare sempre e dimenticare tutto, ma mai perdere la capacità di osare, di determinarsi, di imparare sempre qualcosa di nuovo. Non ci sono segreti, bisogna solo accettare la nostra parte nella storia e percorrerla con coraggio. E questo mi sembra il più grande insegnamento.

 

 

 

Elena Arvigo: porto in scena la poesia del fallimento.

L'imperatore della sconfitta-foto di ManuelaGiusto3

Fino al 27 maggio è in scena all’Out Off con L’imperatore della sconfitta, di cui è co regista insieme a Sara Thaiz Bozano ed interprete, insieme all’attore Marco Vergani. È Elena Arvigo, una delle attrici più significative del panorama teatrale italiano, che ha intrecciato il suo percorso con quello dell’Out Off con 4:48 Psychosis di Sarah Kane (2014); “Maternity blues” di Grazia Verasani (2015) , “Il bosco” di David Mamet (2015), “Donna non rieducabile” di Stefano Massini (2015), “I monologhi dell’atomica” (2016) da Svetlana Aleksievich e Kyoko Hayashi, spettacoli di cui è stata regista ed interprete. Elena Arvigo torna all’Out Off e per le celebrazioni dei quarant’anni del teatro si confronta con la drammaturgia di Jan Fabre,  artista visivo, regista, scrittore, fautore di un teatro della fisicità che utilizza il corpo in ogni sua forma (danza, performance, azione teatrale),  punto di riferimento artistico  fondamentale  per l’Out Off. Del suo rapporto con Fabre, dell’idea di sconfitta e dell’allestimento della pièce  Elena ha parlato al nostro blog. Continua a leggere