Matteo Guarnaccia: quando la musica è madre.

Roberto Traverso e Matteo Guarnaccia all’Out Off.

Dopo aver indagato la  collocazione dei Sillabari come Ombre postume nella produzione di Parise con il contributo di Paolo Lanaro e la dimensione di impegno politico nell’opera dello scrittore vicentino con Maddalena Giovannelli, il 30 novembre Matteo Guarnaccia, illustratore, pittore, saggista, storico del costume, critico d’arte e studioso di psichedelica ha introdotto la replica di Amore, ingenuità, poesia, sogno…Sillabari, parlando del rapporto dell’autore con la musica.
“Parise è un intellettuale indipendente in un paese in cui questa tipologia di persone è rara, perchè abbracciare un’ideologia e fare parte di un partito è sempre stato più rassicurante. Parise, invece, era un personaggio controcorrente e ciò emerge con forze ne i Sillabari e in particolare nella trasposizione letteraria del proprio legame con la musica.” Ha introdotto Guarnaccia.

“È indicativo della sua eccezionale sensibilità la ricerca del senso delle proprie origini attraverso un viaggio tra la bellezza della musica. Nella trasposizione letteraria e drammaturgica si intravede Parise nei panni di un uomo che giunto alle soglie della maturità si accorge che il tempo ineluttabilmente sta passando e il sentore della fine lo porta ad attaccarsi alla musica come simbolo del presente. Fa riferimento a Cole Porter a Gerwisch, musicisti della sua generazione percepiti come insuperabili pur riconoscendo la grandezza di Bob Dylan e dei Beatles, che ai tempi della stesura dei Sillabari erano già dei classici. Uno slogan dei movimentati anni ’70 diceva che “Quando la modalità della musica cambia, le mura della città crollano”, e la  musica che per Parise era cambiamento rappresentava una novità, così il protagonista alla ricerca di un equilibrio tra il presente e la fine imminente, cita addirittura Mina e la canzone italiana che considera quasi etnica, in contrapposizione alla musica americana e sul finale si aggrappa ad Appassionatamente, canzone della cultura popolare probabilmente riferimento della generazione della madre di Parise.
In questo legame con la musica si legge la voracità dell’attaccamento alla vita dell’autore vicentino.

Perché in un racconto in cui fa un bilancio della propria vita Parise mette in campo la musica? In primo luogo perché è cresciuto in un periodo in cui la musica americana portava un’ondata di liberazione e poi perché da fine intellettuale aveva
individuato la massima realizzazione dell’artista nel brano musicale.

Una recente ricerca di neuropsichiatria ha dimostrato che la musica forma il nostro cervello e che, in particolare, tutto ciò che musicalmente ascoltiamo fino ai 7/ 8 anni d’età diventerà la base della nostra sensibilità musicale, anche se in seguito ascolteremo della musica migliore o diversa, quella sarà la nostra base. Insomma, nella musica c’è la base della nostra identità.
E Parise, lo aveva capito prima, come sempre!”

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...