Un dealer, un cliente e la complessità dell’animo umano.

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Michele Di Giacomo e Stefano Cordella in Nella solitudine dei campi di cotone. Foto Dorkin

Un dealer e un cliente si incontrano in  una notte piena di possibilità: nel suo silenzioso frastuono può accadere qualsiasi cosa.  Uno dovrebbe offrire e l’altro acquistare, ma nulla è come sembra; nel labirinto oscuro di parole e insinuazioni è facile perdersi, mentire, mascherarsi.

Stefano Cordella e Michele Di Giacomo, in questi giorni in scena rispettivamente nei panni del dealer e del cliente de Nella solitudine dei campi di cotone parlano del loro incontro con Koltès, dei loro personaggi e di quanto un deal possa rivelarci molto sull’animo umano.

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Roberto Trifirò: sul ring delle relazioni umane.

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Stefano Cordella e Michele Di Giacomo in Nella solitudine dei campi di cotone. Foto di Agneza Dorkin.

Ben prima che Kòltes diventasse il drammaturgo più discusso (dopo la performance  PierFrancesco Favino su un estratto del monologo La notte poco prima delle foreste nell’ultima serata di Sanremo) un uomo di teatro coraggioso e lontano dal clamore nazionalpopolare, aveva scoperto la potenza e l’attualità dell’opera di Kòltes decidendo di misurarsi con la regia de Nella solitudine dei campi di cotone, in scena all’Out Off fino al  4 marzo.

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Nella solitudine dei campi di cotone.

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Stefano Cordella e Michele Di Giacomo in Nella solitudine dei campi di cotone. Foto di Francesca Marta.

A due giorni dal monologo di Pierfrancesco Favino sul palco dell’Ariston, la comunità teatrale si infiamma e si divide. La poesia di Kòltes, uno dei più importanti drammaturghi francesi del secondo ‘900, erede di Jean Genet, autore di un teatro contro il razzismo e la discriminazione omosessuale per qualcuno è materia troppo alta per occupare un luogo nazional-popolare per eccellenza come il Festival di Sanremo. Continua a leggere

Antonio Gargiulo: la verità dell’amore.

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Antonio Gargiulo e Silvia Valsesia ne L’Angelo dell’informazione

Artista poliedrico, Antonio Gargiulo conosciuto dal pubblico del piccolo schermo per la sua partecipazione ormai costante negli show di Maurizio Crozza, ne L’angelo dell’informazione è Matteo, politologo impegnato nel racconto giornalistico della Guerra Fredda a cui Alberto Moravia fa dire che: “ci sono due maniere di nascondere la verità: non dare alcuna informazione, che è la maniera tradizionale, oppure darne troppe che è la maniera veramente moderna.

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Antonio Ferrari: il guastafeste della memoria.

Antonio Ferrari all’Out Off prima della replica de L’Angelo dell’informazione con Roberto Traverso.

71 anni alle spalle e una visione acuta, lucida e profonda della storia contemporanea internazionale. Antonio Ferrari, giornalista e a lungo inviato del Corriere della Sera, ha introdotto all’Out Off la replica de L’angelo dell’informazione coinvolgendo il pubblico in un appassionante racconto della propria attività giornalistica alle prese con la complessa e pericolosa ricerca della verità. Continua a leggere