Cosmico o comico?

Risultati immagini per Le cosmicomiche Prosegue il percorso del regista Lorenzo Loris lungo il sentiero della letteratura italiana del ‘900 con la messa in scena de Le cosmicomiche dall’omonima opera di Italo Calvino. Dopo aver portato in scena la prosa potente di Testori, l’espressionismo di Gadda, la finezza intellettuale di Pasolini, Loris si è accostato alla scrittura di Italo Calvino, portando in scena la scorsa stagione Gli amori difficili e nella prossima Le cosmicomiche. Loris esplora la potenza del linguaggio fantastico e realistico di Calvino in scena senza alterarlo, indagando  il ruolo culturale di grande intellettuale ed innovatore della letteratura italiana, capace di profondità e leggerezza.

Il motivo di questa scelta? Secondo la professoressa Clelia Martignoni, Italo Calvino è un autore agli antipodi rispetto a gli altri frequentati da Loris: non vi è in lui l’espressionismo di Gadda e la visceralità di Testori, al contrario Calvino è un autore cristallino, uno scrittore moderno che auspica un mondo letterario senza soggetto.

La leggerezza, a cui lo scritture ligure dedicò una delle celebri Lezioni Americane, serve per conseguire la chiarezza in un mondo dominato dal caos.

Forse oggi Calvino non è più tanto di moda perché abbiamo rinunciato alla possibilità di usare strumenti utopici per affrontare il mondo.

Ma con la sua opera fantastica ha aperto all’universo letterario la possibilità di usare strumenti utopici per affrontare la crudezza del mondo. Montale scrisse in merito a “Le Cosmicomiche”:
“Fantascientifico alla rovescia, proiettato cioè verso il più oscuro passato e non verso le conquiste della scienza futura, Calvino immagina che in tempi in cui non era né luce né aria né suono o parola, e nemmeno alcuna forma di vita biologica, esistessero esseri come noi, viventi e parlanti e diversi da noi solo perché privi affatto di nome e di stato civile. (…) Memorabili imprese ha compiuto il protagonista Qfwfq: ha tracciato un segno nello spazio, attendendo poi migliaia di millenni il momento favorevole per ritrovarlo quando il moto della sua galassia lo abbia per così dire, doppiato, dando così luogo al primo fatto che potrebbe dirsi storico; è stato dinosauro viaggiante in incognito quando la sua specie era già estinta; ha giocato alle bilie con nascenti atomi di idrogeno; un suo avo è stato il Nestore dei pesci di acqua dolce, feroce tradizionalista affezionato alla sua pozzanghera in tempi progressisti, quando gli altri pesci, trasformatesi in zampe le loro pinne, stavano mutandosi in rettili. Anche più patetica la sorte del ricordato patriarca, quand’egli ricorda la sua vita di mollusco, di gasteropode, intento a secernere la sostanza che si concreterà poi in una splendida, variegata conchiglia. Ma per quali occhi, se egli era cieco? Forse sono stati i colori che hanno prodotto la formazione degli occhi che dovranno vederli; in casi simili l’effetto genera la sua causa e tutto l’universo è un immenso contesto di fatti che si implicano a vicenda e in cui non ha senso parlare di tempo e di spazio, di prima e di dopo.”
Da “E’ fantascientifico ma alla rovescia”
Eugenio Montale, Corriere della sera, 5 dicembre 1965

 

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