Lorenzo Loris:il teatro ci accomuna e ci riporta alla nostra dimensione genuina .

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A dicembre ha portato all’Out Off L’editore di Nanni Balestrini, scavando nel novecento del terrorismo e della coscienza di classe, ma del secolo breve negli ultimi anni Lorenzo Loris ha esplorato i giganti della drammaturgia europea (da Beckett a Pinter)e i più importanti autori della letteratura italiana. Le sue pièce tratte dalle opere letterarie di Gadda, Testori o Pasolini fanno ormai parte della storia dell’Out Off. Nel novero dei protagonisti della storia letteraria italiana non poteva mancare Italo Calvino, del quale Loris ha messo in scena Gli amori difficili, al teatro Out Off fino al 30 aprile.

Dall’espressionismo di Gadda alla lingua potente di Testori, passando per la finezza intellettuale di Pasolini. Come sei arrivato a Italo Calvino che si colloca, invece, in una dimensione diversa: è un autore limpido, quasi cristallino?

Proprio nella differenza tra lo scrittore sanremese e gli altri autori già indagati drammaturgicamente risiede il mio interesse principale. Calvino pur essendo universalmente conosciuto e ricordato per le opere letterarie, ebbe un fitto rapporto con il teatro.  Agli inizi della carriera scrisse opere teatrali, vincendo il Premio Riccione per il teatro e come giornalista si occupava di teatro per l’Unità. Ma oltre al rapporto quasi sconosciuto e sottovalutato che Calvino aveva con il teatro, mi interessava esplorare la potenza del suo linguaggio fantastico e realistico in scena senza alterarlo, indagare il ruolo culturale di grande intellettuale ed innovatore della letteratura italiana, capace di profondità e leggerezza.

Perchè hai deciso di portare in scena proprio Gli amori difficili, opera meno conosciuta rispetto alla più celebri Il Barone rampante o Il visconte dimezzato?

Gli amori difficili sono dei racconti scritti tra il 1957 e i primi anni ’60,  presentano quindi il giusto equilibrio tra la dimensione realistica della prima produzione e quella favolistica che prevarrà successivamente. I racconti che compongono Gli amori difficili sono per lo più monologhi mentali, moti interiori di un personaggio verso l’amore, ed ero attratto da questo aspetto che fa delle vicende narrate delle storie senza tempo.

In scena però risalta la differenza tra quei tempi a cui guardiamo a volte con nostalgia e l’immediatezza del presente. Secondo te l’assenza dell’attesa ha ucciso il desiderio?

Sì, i tempi e le distanze oggi si bruciano. Penso al racconto del viaggiatore che è diventato una sorta di filo conduttore per gli altri episodi della pièce: mette in luce proprio l’importanza del viaggio e quindi dell’attesa, mentre l’ultimo episodio, Avventura di un automobilista,  parla di una storia che potrebbe essere ambientata  anche ai nostri giorni. E’ il teatro che ci accomuna e ci fa riappropriare della nostra dimensione genuina di cui la nostra epoca frenetica ci ha privato.

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