Roberto Menin: Bernhard tra commedia e tragedia!

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È stato tra i primi a tradurre Bernhard in Italia tra gli anni ’80 e ’90. Collaborando per Ubulibri ha letto, tradotto e diffuso in Italia R.M. Rilke, di B. Strauss, di R. W. Fassbinder. Oggi è professore ordinario di lingua tedesca e traduzione dal tedesco all’Università di Bologna ed esperto di Thomas Berhard, di cui ha tradotto L’apparenza Inganna, in scena all’Out Off fino al 12 febbraio. Dopo il suo intervento di sabato 28 gennaio, lo abbiamo intervistato per saperne di più sul drammaturgo austriaco e sul suo rapporto con il pubblico italiano.
Come mai Thomas Bernhard è un autore poco presente in Italia?
In realtà tra gli autori provenienti dall’area di lingua tedesca negli anni ’80 e ’90 del ‘900 due sono riusciti ad incontrare un vero pubblico in Italia: Muller e Bernhard. Prima di loro c’era stato il tentativo di Peter Handke di imporsi, ma il fondatore dell’avanguardia tedesca, inventore dell’autodiffamazione non riuscì a raggiungere il grande pubblico. Muller e soprattutto Bernhard, fustigatore della borghesia, incontrarono un vero pubblico. I motivi di questo successo, incontrato soprattutto negli anni 2000 furono diversi ma altrettanto molteplici sono le difficoltà che si riscontrano a portare in scena testi di Bernhard. Gran parte delle pièce di Bernhard hanno come tema principale la terza parte della vita dell’uomo, la vecchiaia, hanno quasi sempre come sfondo la celebrazione di un funerale e sono opere in cui non accade nulla, la drammaturgia si regge sulla grandezza degli attori. È un drammaturgo amato dai teatranti, i cui spettacoli riescono solo se gli attori sono all’altezza.
E in patria come viene accolta l’opera di Bernhard?
Diventato uno scrittore apprezzato e letto in tutto il mondo, Bernhard riceve numerosi premi e con Perturbamento ottiene il Premio di Stato austriaco per la letteratura, ma essendo un ‘maestro dell’esagerazione’, approfitta del momento della premiazione per ingiuriare il ministro e il popolo austriaco. Tuttavia in Austria l’accoglienza e la diffusione delle opere di Bernhard non incontra la stessa ostilità dell’Italia. Gli austriaci adorano riferirsi alla loro realtà, non è un fatto né nazionalistico né sciovinistico. L’Austria è stato un grande impero e gli intellettuali hanno sviluppato anche una grande nostalgia. Claudio Magris definisce questo atteggiamento “Finis Austria”, si parla della sua fine per definire se stessa.

Eppure a Milano in questa stagione sono presenti diverse pièce di Bernhard: L’apparenza Inganna, nella versione di Lombardo Tiezzi e in quella di Trifirò e Minetti. Cosa distingue la messa in scena di Trifirò?
È una delle migliori messe in scena in Italia, ho apprezzato molto la regia di Trifirò che non ha voluto interpretare il testo ma lo ha fatto funzionare come una prova d’attore. Alla grande capacità degli interpreti (Trifirò e Battaglia) si accompagna l’esaltazione della cifra bernhardiana, l’ oscillare tra commedia e tragedia, cupezza e leggerezza che è la chiave per comprendere la pièce.

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