Giuseppe Nitti: “Il mio Leporello, personaggio grottesco in un’atmosfera di disfacimento”.

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In scena è il servo di Don Giovanni, balla, canta, anima un festino all’insegna della trasgressione per esorcizzare la paura della morte. È Giuseppe Nitti che svela curiosità e retroscena del suo Leporello.
Secondo Malcovati, l’opera di Molière sposta l’attenzione su Leporello, vero alter ego dell’autore, mentre il seduttore compare in scena quando la vicenda è già avviata, ed è un uomo diverso, forse innamorato. Tu che hai interpretato Leporello, ti ritrovi in questa definizione?
Certamente Leporello non è un alter ego di Puskin nell’ opera da noi messa in scena, cosa che accade, invece, nell’opera di Molière, dove l’autore, essendo anche attore, riservava a se stesso il ruolo del servo, per essere libero di fare e dire ciò che voleva.
Non sono convinto che Puskin si proietti in uno dei personaggi del testo, forse solo le parole di Laura potrebbero portare il pensiero dell’ autore, nel momento in cui invita don Carlos ad amare e vivere l’oggi.
Il tuo personaggio in scena mostra sfumature effemminate e modi che richiamano ad un universo gay. Come mai questa scelta?
L’ omosessualita’ non è una tematica presente nel testo, né nelle intenzioni di regia. Nel costruire il personaggio di Leporello, ho lavorato su molti aspetti tipici di un personaggio “basso”: anziché essere un servo che tenta invano di fare da coscienza al padrone, cosa che accade in altre scritture del mito, ho voluto che il mio Leporello fosse ancora più depravato di don Giovanni, e che vivesse in un codice grottesco, un perenne stato di eccitazione, verso tutto e verso tutti, che lo porta a non distinguere tra maschio e femmina, tra oggetto e essere umano. Questo mi ha portato fisiologicamente a pensarmi come un molle cortigiano compiacente. Ciò spiega la presenza di sfumature effemminate, ma certamente l’idea di base non era quella di creare un personaggio omosessuale.
Nel Don Giovanni de I Demoni tu sei l’animatore di un festino a base di alcol e riti orgiastici, un rito per esorcizzare la paura della morte in cui si legge una somiglianza con l’Italia de La Grande bellezza di Sorrentino. Condividi questo giudizio sul nostro paese?
Il festino con cui diamo inizio allo spettacolo è insieme un rito macabro e un estremo atto vitalistico, compiuto da un gruppo di giovani che si isolano dal mondo per evitare la peste, che, in una atmosfera da film di Tim Burton, li terrorizza e al contempo li attrae. Dal film di Sorrentino abbiamo cercato di prendere, soprattutto per i personaggi di Mary e Laura, un senso di noia e di “sfattume”, parola che Alberto Oliva (regista) ha usato molto in fase di costruzione del festino.
Trovo che il film di Sorrentino tratti aspetti marginali, che senz’altro sono presenti nella nostra Italia, ma che non possono portare a formulare un giudizio sul nostro Paese.
La nostra società sta vivendo una radicata e drammatica crisi di modelli sociali e di vita e una non minore crisi della fiducia, in senso lato; in quest’ottica, la scelta di fare teatro significa ricominciare a pensarsi Cittadini.

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Guenda Goria: “Laura è la versione femminile di Don Giovanni.”

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Giovane e bella, sensuale e disinibita è Laura in Don Giovanni, Festino ai tempi della peste, amante dell’ingannatore di Siviglia e avvenente e procace protagonista degli affascinanti e piacevoli siparietti musicali della pièce. A dare corpo alla componente carnale e passionale dell’opera è Guenda Goria, giovane attrice di cinema e teatro e figlia d’arte ( di Amedeo Goria e Maria Teresa Ruta).

Laura, rappresenta l’eros sfrenato, si fa portavoce di un divertimento smodato, animando un festino a base di alcol e riti orgiastici, eppure la sua presenza si presta a diversi livelli di lettura. Non credi?

Laura è la versione femminile di Don Giovanni e la scena in cui i due amanti si incontrano dopo tanto tempo rinfacciandosi scherzosamente inganni e tradimenti è rivelatrice di questo aspetto. Continua a leggere

Giancarlo Latina: “Don Giovanni è amore, passione e morte. Passione che manca alla gioventù moderna”

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In scena è Don Carlos, il rivale di Don Giovanni, che seduce Laura (Guenda Goria) e cerca vendetta per il fratello defunto, vittima dell’ingannatore di Siviglia. Successivamente si trasforma in un altro rivale di Don Giovanni: il commentatore morto, che diventa convitato di pietra, partecipando all’amplesso della propria vedova con il seduttore. È Giancarlo Latina, giovane attore di origine siracusana, impegnato in un percorso di esplorazione del teatro contemporaneo (al suo attivo diversi lavori con Corrado Accordino, Lorenzo Loris,  Marco Plini, Claudio Longhi, Teresa Pascarelli, Daniele Salvo, Luca De Fuscoche)  che racconta come ha vissuto ora da Don Carlos ora da Commentatore l’esperienza con il Don Giovanni di Puskin. 

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Marta Ossoli: “Mettere in scena la decadenza è anzitutto un modo per prenderne coscienza”

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Nel Don Giovanni di Puskin interpreta Donna Anna, la vedova devota e fedele che si rivelerà una conquista fatale per il protagonista, ma presta anche il volto a Mary, animatrice del festino ai tempi della peste. È Marta Ossoli, giovane attrice di recente interprete ne La Monaca di Monza e in Cleopatràs, di Giovanni Testori con la regia di Mino Manni, che racconta come il teatro sia stato un importante antidoto al declino .

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Eros, thanatos, noia e tragica ironia: le armi di seduzione de I Demoni.

Hanno lavorato insieme alla drammaturgia, attingendo a due scene drammatiche di Puskin : Don Giovanni e Festino ai tempi della peste per raccontare, attraverso la rilettura dell’ottocento russo, il sentimento di decadenza della bellezza dei nostri tempi. Sono Alberto Oliva e Mino Manni, drammaturghi della pièce, in scena al Teatro Out Off fino al 20 dicembre e fondatori della compagnia I Demoni che raccontano al nostro blog i retroscena del loro lavoro.  Continua a leggere

Bruno Coli: quando la musica è protagonista.

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Una batteria, un clavicembalo e un violoncello del ‘600 sono stati gli ingredienti di una colonna sonora penetrante, quella del Don Giovanni, Festino ai tempi della peste di Puskin, e ieri sera ad introdurre la replica al Teatro Out Off, c’era l’autore delle musiche, Bruno Coli. Continua a leggere

Don Giovanni e Giacomo Casanova: due libertini di ancien régime.

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“Don Giovanni e Casanova sono ormai due parole molto usate nella nostra lingua. Quante volte per designare un uomo dedito a conquiste femminili diciamo che è un Don Giovanni, e quante volte per indicare un esperto di seduzione usiamo l’epiteto di Casanova. Due termini usati quasi come sinonimi, spesso confondendo le loro personalità. Ma quali sono le differenze tra i due seduttori più famosi al mondo?”
È iniziato così il Cabaret letterario di Gianfilippo Maria Falsina Lamberti, dopo la replica di Don Giovanni, Festino ai tempi della peste, ieri sera. Continua a leggere