Riccardo Ceni: nell’equilibrio di Mozart c’è il segreto per affrontare la vita!

“Se si riuscisse capire l’essenza profonda del pensiero mozartiano vi si leggerebbe una guida per affrontare la vita in modo consapevole, apprezzando gli opposti e lasciandoli convivere.”
Con queste parole ha concluso ieri il proprio intervento il Maestro e direttore d’orchestra Riccardo Ceni, ad introduzione dello spettacolo Mozart e Salieri al Teatro Out Off.
Poco più di un quarto d’ora in cui il pubblico del teatro di via Mac Mahon è stato condotto lungo una riflessione che partendo dalla musica ha toccato i campi dell’estetica e della filosofia.
Ma se pensate che ciò sia stato noioso o riservato ad una cerchia di addetti ai lavori, vi sbagliate di grosso. Riccardo Ceni è sì un illustre musicologo ma soprattutto un intellettuale capace di appassionare e coinvolgere una platea trasversale per età (ieri erano presenti anche studenti delle scuole superiori oltre che spettatori maturi).
Invitato ad introdurre la pièce, il Maestro Ceni ha iniziato il suo intervento ponendo una domanda semplice alla platea : “Perché vi piace Mozart?”
“Per me come Wagner, Mozart è divino, si sente che la sua musica non è stata composta per concetti, ma seguendo un’astrazione superiore.” Ha risposto una donna dal pubblico.
“È capace di passare in pochi anni dai cherubini delle prime sonate per pianoforte ai violini, se Schumann è il pensiero, Beethoven è la retorica, Mozart è l’anima della musica. Lo apprezzo perché è molto poliedrico.” Ha affermato un ragazzo.
“La Naturalezza e la poliedricità sono due caratteristiche molto accentuate in Mozart. I contemporanei sostenevano che non stendesse quasi una partitura preliminare, ma elaborasse tutto nella sua mente. Personalità molto lontana da Beethoven che ha lasciato molte bozze delle sue composizioni.” Ha spiegato il Maestro Ceni. “Mozart ha tante facce: quella giocosa delle prime sonate, dei rondò, dei pazzi da ballo, quella tragica del Requiem, della Messa in do minore.-ha proseguito il Maestro Ceni– In quella che sarebbe assurdo definire la maturità artistica, poiché è morto a 36 anni, ma che possiamo individuare negli anni della composizione del Flauto Magico, la compresenza di giocoso è perfettamente equilibrata.”

“Proprio in questo equilibrio perfetto tra i due poli sta l’essenza del pensiero classico, e anche il segreto della vita!”.

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Il dramma del talento medio.

Di talento medio si è parlato ieri sera al teatro out off, prima della replica di Mozart e Salieri di Alberto Oliva e Mino Manni. A discutere dell’argomento Ambrogio Borsani, docente universitario e autore del libro Fabbriche Di Scintille, Piccola storia della creatività, che ha ispirato il lavoro drammaturgico de I Demoni.
A colpire l’attenzione di Alberto Oliva è stato in particolare il capitolo La creazione al negativo, dedicato a quegli artisti che non riuscendo ad affermarsi hanno conquistato la fama distruggendo l’opera realizzata dagli altri, e in alcuni casi eliminando fisicamente gli altri artisti.
Uno di questi è stato Erostrato, personaggio storico realmente esistito, che non riuscendosi ad affermare in nessun campo artistico da alle fiamme il tempio di Apollo a Delfi, legando così il suo nome alla distruzione.
In epoca moderna c’è la vicenda del compositore italiano che ha la sventura di condividere il panorama storico e culturale con il genio di Salisburgo.
Puskin è stato il primo a parlarne poi Peter Shaffer con il dramma “Amadeus” (1979),- Ha affermato Borsani– il tema dell’invidia dell’intelligenza degli altri tocca una discriminazione presente già dalla nascita: c’è chi nasce con poco talento e chi con una quantità esagerata.”
“Ma c’è una disgrazia più grave del nascere con poco talento: avere un talento medio. Chi possiede un talento medio ottiene dei risultati nella vita e si monta la testa, compensando le proprie carenze occupando posti di rilievo nella società-ha proseguito Borsani– la lotta tra chi ha il talento e chi non lo ha c’è ancora oggi.”
“ In questo spettacolo si cita Thomas Bernhard autore del romanzo Il Soccombente in cui al Mozarteum studiano tre pianisti, uno è il genio musicale Glenn Gould , gli altri due hanno talento medio. Avrebbero potuto avere una vita normale, ma hanno la disgrazia di capitare nello stesso periodo storico di un talento superiore. Uno finirà suicida, l’altro abbandonerà la musica. Ed è fuor di dubbio che Salieri abbia nutrito la stessa profonda invidia e gelosia nei confronti di Mozart.” Ha concluso Borsani.
“Salieri aveva troppo poco talento per competere con Mozart, ma abbastanza per riconoscere la statura del compositore di Salisburgo”, ha concluso Oliva, che da questa suggestione ha sviluppato con Mino Manni la drammaturgia di Mozart e Salieri.

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Alberto Oliva: “ Siamo tutti un po’ Salieri”.

La scorsa stagione aveva portato al Teatro Out Off Il giocatore di Dostoevskij, con grande successo di pubblico e di critica. Quest’anno ci porta ancora a compiere un viaggio lungo la letteratura russa, portando in scena Mozart e Salieri di Puskin, anche se per scandagliare gli abissi dell’animo umano non potrà fare a meno della lezione di Dostoevskij. Ospite del nostro diario di bordo è il regista milanese Alberto Oliva.
Mozart e Salieri nasce da una drammaturgia a quattro mani con Mino Manni, con il quale avete fondato I Demoni (associazione culturale) e portate avanti un progetto su Dostoevskij. Come è stato condividere il momento della scrittura?
Scrivere per il teatro è un atto sempre incompiuto, che trova senso solo all’atto dell’andata in scena e quindi è per forza un’azione che nasce individuale ma diventa ben presto collettiva. Con Mino c’è un’intesa maturata in quasi cinque anni di collaborazione. È molto facile scrivere insieme, anche perché lui ha un pensiero da attore, le sue sono parole da “dire”, vive e teatrali. Credo sia quasi impossibile scrivere a quattro mani un soggetto, ma aggiungere battute a un testo già esistente, come quello di Puskin nel nostro caso, è stato appassionante e stimolante.
Salieri rappresenta l’invidia, la frustrazione, l’ambizione tarpata dalla mediocrità. Dove possiamo incontrare Salieri oggi?
Nella nostra epoca siamo tutti Salieri. Mozart non c’è o, se c’è, non riesce a emergere. Viviamo in un’epoca di crisi, di decadenza, stiamo scrivendo inconsapevolmente le battute finali di una società al tramonto, come meravigliosamente scrive Thomas Bernhard nel Soccombente. La nostra Europa, vecchia e decadente, incarna perfettamente lo spirito di Salieri, portavoce di una lunga tradizione di studio, di bellezza, di musica, che vive male l’arrivo di una novità giovane, libera da condizionamenti, lontana.

C’è nel personaggio di Salieri un richiamo al Grande Inquisitore de I fratelli Karamazov. Non riuscite a fare a meno di Dostoevskij?
Dostoevskij è la nostra Bibbia. All’interno della sua opera monumentale c’è tutto. Chi meglio di lui ha saputo scandagliare l’animo umano, con la capacità di sospendere il giudizio, tollerando e accettando qualunque comportamento umano e aiutandoci a vestire i panni dei più umili e derelitti, comprendendoli e condividendone il destino?
La musica gioca un ruolo fondamentale nella messa in scena. Come ti sei orientato nella scelta della musica di scena?
Volevo allontanarmi dal film Amadeus, che utilizza molto la musica del compositore di Salisburgo,così ho deciso di fare una scelta forte sul contemporaneo, coinvolgendo un compositore che rielaborasse i temi dell’ultimo Mozart, associando a lui le pulsioni vitalistiche del Flauto Magico e a Salieri il peso mortifero del Requiem. Con Ivan Bert abbiamo deciso di provare a risuonare La Regina della notte e Papageno con gli strumenti della carpenteria, e poi di lavorare attraverso l’elettronica sulle prime note del Lacrimosa all’inizio del Requiem per creare un tappeto sonoro che accompagnasse il percorso di Salieri che decide di uccidere il rivale. Alla prova della scena, abbiamo scelto di mantenere anche alcuni brani autentici di Mozart,perché alla fine, su tutto, vince lui!

Alberto Oliva al centro tra Mino Manni e Davide Lorenzo Palla.

Alberto Oliva al centro tra Mino Manni e Davide Lorenzo Palla.

Fausto Malcovati: I Demoni portano in scena un Salieri dostoevskijano, intriso di musica e teso all’annientamento di sé.

Se avete in mente una noiosa lezione di letteratura russa,  siete lontani anni luce dall’intervento del Professore Fausto Malcovati ad introduzione della prima di Mozart e Salieri, ieri sera al Teatro Out Off.
Venti minuti in cui il pubblico è stato condotto da uno dei massimi esperti di letteratura e storia del teatro russo lungo i sentieri  dell’indagine letteraria dell’animo umano, e introdotto all’operazione drammaturgica de I demoni (Alberto Oliva e Mino Manni).
“Puskin ha scritto poco per il teatro, oltre a Boris Godunov del 1825, unica tragedia del teatro russo dell’800, nell’autunno del 1830 compone i quattro atti unici – o «piccole tragedie» – che mettono a fuoco i nuclei psicologici di altrettanti vizi umani: avarizia, ne “Il cavaliere avaro”, invidia “Mozart e Salieri”, lussuria ne “Il convitato di pietra”, empietà “Il festino durante la peste”. In Mozart e Salieri, Puskin parte dall’invidia del musicista italiano giungendo a formulare l’ipotesi dell’avvelenamento di Mozart per mano di Salieri.”
Così ha iniziato il proprio intervento Fausto Malcovati.
Salieri ha passato la vita a studiare le regole della musica, arso da una grande passione, sostenitore del cammino progressivo dell’arte, vede in Mozart un rivoluzionario, un genio che anticipa di secoli il cammino dell’arte e deve quindi essere eliminato.
Puskin, d’altronde considera se stesso molto lontano dall’arte contemporanea, non si sente capito e accettato dal panorama letterario del suo tempo, arrivando alla conclusione che il genio non aiuta la contemporaneità, perché anticipa i tempi.
Alberto Oliva, che ha scritto la drammaturgia della pièce insieme a Mino Manni, all’interno di un percorso lungo la letteratura russa ottocentesca, elabora il testo di Puskin vestendolo di reminiscenze dostoevskijane. C’è nel personaggio di Salieri disegnato da Alberto Oliva un richiamo al Grande Inquisitore de I fratelli Karazov. –ha proseguito Malcovati-Nel dualismo tra Antonio Salieri, sostenitore del cammino progressivo dell’arte e Mozart, che scombina tutto, si legge la stessa dialettica che aveva animato il Grande Inquisitore del capolavoro di Dostoevskij che vuole eliminare Gesù, perchè vuole distruggere ciò che la chiesa aveva costruito per secoli.
Mozart diventa per Salieri  l’incarnazione della volontà divina.
Altra operazione condotta da Oliva e Manni è stata l’introduzione della musica, oltre a quella composta da Ivan Bert, c’è la musica immortale di Mozart, l’aria delle nozze e i riferimenti al Flauto Magico.
C’è, infine, nella messa in scena de I Demoni  una sfumatura di distruzione di sé nel personaggio di  Salieri che non è presente in Puskin, tanto che il veleno che il musicista italiano versa nel bicchiere di Mozart viene destinato anche a sé stesso.”

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MOZART E SALIERI
dal 18/02/15 al 08/03/15
(Prima nazionale)
Teatro Out Off in collaborazione con I Demoni
da Aleksandr Puškin
adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni
regia Alberto Oliva
con Mino Manni, Davide Lorenzo Palla

 

Mozart e Salieri.

Il terrorismo, gli attentati, le picconate alle statue di Michelangelo… la nostra epoca è piena di artisti falliti che non accettano la loro mediocrità e sfogano la frustrazione contro la vita e la creazione di chi, con leggerezza e talento, ha creato qualcosa di immortale.
Partendo da questa riflessione Alberto Oliva e Mino Manni ci conducono con “Mozart e Salieri”, in scena al Teatro Out Off dal 18 febbraio a 8 marzo, lungo una discesa negli inferi della mediocrità, dell’ambizione artistica tarpata dal senso di inferiorità. Partendo dal testo di Aleksandr Puskin, e sposando la tesi puskiniana dell’avvelenamento da parte di Antonio Salieri, i Demoni portano in scena la genialità controversa di Mozart e l’invidia del musicista italiano, indagando il cuore dell’uomo e le contraddizioni che lo fanno pulsare.

Antonio Salieri (Mino Francesco Manni) è una figura straordinaria, musicista di fama mondiale in vita, avrebbe potuto godersi gli onori e la fama che certo non mancavano al compositore ufficiale di corte. Capita, però, che negli stessi anni della sua maturità, compaia nel mondo l’astro nascente di Wolfgang Amadeus Mozart (Davide Lorenzo Palla), il più grande di tutti i tempi.
Il dramma di Salieri è quello di avere avuto abbastanza talento per riconoscere la genialità assoluta e inarrivabile di Mozart, ma non abbastanza talento per saperla superare.
Purtroppo per lui, Salieri sapeva di non essere Mozart. Purtroppo per Mozart, non è riuscito a resistere alla tentazione di eliminarlo, almeno secondo la versione che della storia ci propone Puskin.

È il mito della creazione al negativo, raggiungere la fama non per aver creato una grande opera d’arte, ma per avere distrutto un’opera d’arte vivente, il più grande genio della storia della musica.

18 febbraio > 8 marzo (Prima Nazionale)
Teatro Out Off in collaborazione con I Demoni
MOZART E SALIERI
Drammaturgia Alberto Oliva e Mino Manni
da Aleksandr Puskin
Regia Alberto Oliva
Con Mino Manni e Davide Lorenzo Palla
Musiche originali Ivan Bert
Scene Francesca Barattini
Costumi Marco Ferrara
Disegno Luci Alessandro Tinelli
Assistenti alla regia Angelo Colombo e Serena Lietti

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Alessia Giangiuliani: “la lettura non può che essere seduzione.”

 

Avere venti anni in un paese che, parafrasando i Coen, non è un paese per giovani, vivendo tutte le contraddizioni del nostro tempo, è quello che succede a Giada, interpretata da Alessia Giangiuliani, ne La donna che legge. Simbolo della gioventù inquieta e piena di vita del nostro paese, Giada è anche una giovane donna che seduce un maturo ex avvocato.

Il tuo personaggio seduce ed intriga dedicandosi alla lettura. Fuori dalla scena, la lettura è ancora un atto di seduzione?

La lettura non può che essere atto di seduzione, in quanto espressione di un desiderio da parte del lettore nei confronti dell’oggetto della propria lettura. Desiderio di conoscere, di giungere alla conclusione di una narrazione, sete di senso e di definizione. E come non essere sedotti, provando a propria volta desiderio, da chi desidera?
L’Italia descritta nella pièce di Gabrielli è un “cimitero della gioventù”, e tu rappresenti proprio la gioventù in fuga dall’Italia provinciale, da cui finisce per essere inghiottita.
Giada, il personaggio che interpreto nella “Donna che legge”, è spinta alla fuga da una disperata insofferenza, da un senso di soffocamento e claustrofobia provocatole dalla Provincia, dalla sua città di provincia e dal provincialismo italiano. Ma il suo tentativo di fuga non va esattamente come sperato perché segue un moto impulsivo privo di progetti strutturati e complessi. I personaggi di questo testo sono degli antieroi le cui aspirazioni sono alte, ma si infrangono contro gli umani limiti di esseri fragili e incompleti.

Le brave ragazze non leggono romanzi. E tu cosa leggi?

Qualsiasi cosa mi ispiri un moto di desiderio, di curiosità. E per qualsiasi cosa intendo davvero qualsiasi cosa, sono onnivora. Se sapeste che cosa leggo nello spettacolo… che cos’è quel tomo scuro e pesante che leggo in scena.

La donna che legge di Renato Gabrielli
regia di Lorenzo Loris, con Massimiliano Speziani, Cinzia Spanò, Alessia Giangiuliani.
foto di Agneza Dorkin
dal 14 gennaio al 8 febbraio al Teatro OUT OFF
mart./ven. h. 20.45; sab. h. 19,30; dom. h. 16
tel. 02 3453 2140

La donna che legge di Renato Gabrielli regia Lorenzo Loris da Sx   Massimiliano Speziani, Alessia Giangiuliani, Cinzia Spanò - Foto DORKIN

 

Cinzia Spanò: “ Quando siamo innamorati non facciamo mai cose particolarmente intelligenti”.

In scena veste i panni di una donna affermata nel lavoro e apparentemente padrona della propria vita, capace di gestire emozioni e sentimenti con freddezza, salvo poi scoprire che è irrimediabilmente innamorata. È Cinzia Spanò, Federica ne La donna che legge.
Il tuo personaggio è una donna in carriera, all’apparenza fredda e cinica, in realtà rappresenta l’amore che sopravvive alla morte.
Indubbiamente l’amore è il motore che muove Federica. Il personaggio interpretato da Massimiliano Speziani, Mirco, è “l’uomo che più ho amato quando riuscivo ancora ad innamorarmi”, e come capiamo alla fine dello spettacolo è un amore che non ha fine. Per lui spezza l’ordine delle sue giornate prestandosi a un ruolo davvero scomodo: fare da tramite tra Mirco e la ragazza che lo ha colpito. Mi sembra che dietro a questa scelta ci sia un bisogno di controllo, di vicinanza ma anche di proteggere quest’uomo così particolare da sé stesso e dal mondo. Quando siamo innamorati, come Federica, non facciamo mai cose particolarmente intelligenti.
La donna che legge commuove, intriga ma riesce anche a far ridere, e gran parte dei tempi comici sono tuoi.
L’ironia è già presente nel bel testo di Renato Gabrielli. Sicuramente il clima sereno e allegro in cui abbiamo lavorato, grazie al regista e ai miei splendidi compagni di viaggio, ha permesso di valorizzare ancora di più questo aspetto.
Le brave ragazze non leggono romanzi. Tu cosa leggi?
Leggo tutto, dai romanzi ai saggi, dai testi teatrali alle biografie. Tutto quello che mi permette di conoscere meglio me stessa e il mondo. Oppure di dimenticarmene.
La donna che legge di Renato Gabrielli
regia di Lorenzo Loris, con Massimiliano Speziani, Cinzia Spanò, Alessia Giangiuliani.
foto di Agneza Dorkin
dal 14 gennaio al 8 febbraio al Teatro OUT OFF
mart./ven. h. 20.45; sab. h. 19,30; dom. h. 16
tel. 02 3453 2140

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