Con La cognizione del dolore va in scena l’orrore della guerra.

Della guerra avvertiamo tutto l’orrore, il disagio, la mancanza di senso. Si respira in platea lo spaesamento dell’umanità di fronte ad un conflitto senza precedenti, che è entrato nelle città, nelle case, coinvolgendo i “civili”, seminando paura ed insicurezza, recidendo alla radice qualsiasi germe di speranza.
Avvertiamo tutto questo nelle nevrosi, nei deliri e negli attacchi di depressione del protagonista, uno straordinario Mario Sala, capace di interpretare tutte le sfumature psicologiche di Gonzalo, alter ego dello stesso Gadda.
La violenza, la prepotenza e la politica aggressiva del fascismo è incarnata nel personaggio del vigilantes, interpretato da Nicola Ciammarughi, che ha riprodotto fedelmente la brutalità del regime totalitario fascista e la logica della politica del terrore, seminando un clima di paura per ergersi poi a difensore della patria.
C’è il dolore senza consolazione di una madre a cui la guerra ha tolto un figlio, consegnandolo precocemente alla morte, e ne ha restituito un altro ormai incapace di amare, chiuso nella sua misoginia e in nichilismo senza via d’uscita.
Soli, in una casa che è insieme fortino e trincea, proprio come un teatro bellico,specchio dell’animo dei protagonisti coinvolti in vario modo nel conflitto bellico, Gonzalo e la madre vivono un rapporto d’amore-odio.
Profondamente chiuso in se stesso, delirante e misogino lui, debole e capace di sopportare ogni sopruso lei. Pochi i contatti con il mondo esterno, ridotto a pochi personaggi: la governante, interpretata da Cristina Cariddi e il medico, a cui presta il volto Claudio Marconi, che portano colore e vivacità alla pièce.
Nel suo percorso lungo in Novecento italiano Lorenzo Loris si accosta allo scrittore lombardo con grande rispetto, compiendo un’operazione drammaturgica complessa e profondamente fedele allo stile e alla poetica di Carlo Emilio Gadda. Come già fatto in occasione de L’Adalgisa, Loris adatta la prosa espressionista gaddiana alla scrittura di scena, mantenendo inalterato il valore linguistico dell’opera e valorizzando le invenzioni teatrali dello scrittore milanese.
E poi Milano, la Brianza di cui riconosciamo la fisionomia anche se mascherata da paese sudamericano, in cui individuiamo l’operosità come cifra distintiva, in cui si cela un’inquietudine profonda.

La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda
Regia Lorenzo Loris
Con Mario Sala, Claudio Marconi, Monica Bonomi, Nicola Ciammarughi, Cristina Caridi.
Foto di Agneza Dorkin
dal 19 novembre al 21 dicembre al Teatro Out Off.

La cognizione del dolore di Gadda regia Lorenzo Loris da sx Cristina Caridi, Claudio Marconi - Foto Dorkin_MG_8306

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Un viaggio lungo il Novecento italiano

Che il secolo breve, segnato da due conflitti mondiali e dall’affermazione di regimi totalitari, ci avesse lasciato in eredità drammaturghi e scrittori indimenticabili lo sapevamo già.
Ma per capire che la linfa vitale di quella produzione letteraria e drammaturgica avesse ancora molto da dire, è stato illuminante il percorso di rivisitazione dei classici del ‘900 compiuto dal regista stabile Lorenzo Loris.
Un viaggio di esplorazione nelle zone cupe ed inquiete del nostro passato recente per capire la complessità del presente. Così l’ultimo lavoro, La cognizione del dolore, affronta l’orrore della guerra partendo dalla prosa espressionista dell’ingegnere Carlo Emilio Gadda. Portato in scena con rigore ed essenzialità il romanzo ci lascia un ritratto oscuro di un tempo che ha visto il sonno della ragione generare mostri. Le nevrosi del protagonista, i suoi attacchi depressivi, la sua misoginia da un lato e tanta miseria a fare da sfondo, miseria da cui sfocerà il fascismo, rappresentato allegoricamente come Istituto di Vigilanza.
L’ingegnere milanese non è l’unico scrittore del Novecento italiano ad  essere scandagliato da Lorenzo Loris, che si addentra con molto coraggio e delicatezza anche tra le pagine di Testori e Pasolini, indagandone la poetica e lo stile senza risparmiarsi. Sul palco di via Mac Mahon in questi anni abbiamo visto la struggente e lirica messa in scena di in Exitu di Testori, la delicata regia di Affabulazione di Pasolini e la Milano di Gadda con “L’Adalgisa” realizzato nel 2011. Con La cognizione del dolore, Loris torna sul novecento neorealista, chiudendo il cerchio di un secolo segnato profondamente dalla guerra la cui repulsione Gadda ci fa sentire nel profondo dell’animo umano, senza rinunciare ad un’indagine linguistica sulla nuova lingua fatta di latinismi, francesismi, neologismi, calembour, e dialetto, forgiata da Gadda.
E proprio sul terreno del linguaggio che è possibile individuare una linea sottile che accomuna Gadda, Testori e Pasolini. Artefici di nuove invenzioni linguistiche i tre autori presentano anche un’affinità nella costruzione di personaggi che affondano la propria identità nel loro tessuto storico e sociale. Come Gonzalo, protagonista de La cognizione del dolore ed alter ego dello scrittore.

La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda
Regia Lorenzo Loris
Con Mario Sala, Claudio Marconi, Monica Bonomi, Nicola Ciammarughi, Cristina Caridi
dal 19 novembre al 21 dicembre al Teatro Out Off.
foto di Agneza Dorkin
_MG_8376 2 La cognizione del dolore regia Lorenzo Loris da sx monica Bonomi Mario Sala - foto Dorkin

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