Elena Ferrari. La mia Polina color rosso passione.

In scena indossa un elegantissimo abito rosso, che ne accentua il carattere sanguigno e passionale. È Elena Ferrari, la femme fatale de “Il giocatore”, che al nostro diario di bordo racconta la sua avventura sui sentieri di Dostoevskij.
Interpreti un ruolo centrale nella pièce: Polina è una sorte di donna fatale che conduce il protagonista in un vortice di disperazione ma è anche vittima della propria una situazione familiare . Come hai lavorato per forgiare questo personaggio?
Nel romanzo di Dostoevskij è ben tratteggiata questa dualità della protagonista: da una parte è carnefice nel rapporto con Alexsej, dall’altra è vittima del patrigno e del fidanzato francese. Con Alberto Oliva abbiamo dato maggiore spazio all’aspetto sadico del personaggio, al potere che esercita sul giocatore, lasciando sullo sfondo le immagini di una vita familiare e sentimentale che la vedono succube. Come tutti gli altri personaggi dell’opera, anche lei è spinta all’azione dal denaro, e una volta realizzata la propria sconfitta mette in scena la propria autodistruzione.
Il tuo abito ha calamitato l’attenzione di molti. Elegantissimo e rosso come uno dei colori della roulette. È una coincidenza?
No, il costumista Marco Ferrara ha disegnato il vestito di Polina, il richiamo cromatico alla roulette è voluto, io vesto di rosso, Mino Manni di nero e Davide Lorenzo Palla, quando interpreta il croupier, ha una giacca verde come il tavolo da gioco e il cappello bianco come la pallina. È stata un’idea di Oliva, voleva che gli abiti dei protagonisti richiamassero i colori della roulette.
Ti sei alternata nelle repliche con Chiara Anicito, quali differenze ci sono tra la tua Polina e la sua?
Abbiamo entrambe seguito le indicazioni di Oliva, ma avrà sicuramente giocato un fattore anagrafico. Chiara è più giovane di me e la sua è una Polina più giocosa e passionale, la mia è forse più matura e riflessiva. Vedendo in scena Chiara ho notato una freschezza maggiore nel personaggio.
Come è stato il rapporto con i tuoi compagni di avventura, Mino Manni, Davide Lorenzo Palla, e Alberto Oliva?
È stata una bella esperienza, sicuramente da ripetere. All’inizio non è stato facile entrare a far parte di un gruppo già consolidato, perché Manni, Palla e Oliva avevano già lavorato insieme tra loro, si capivano con un cenno e condividevano un’intimità della quale non facevo parte. Ma sono stati molto gentili e disponibili, ed è stato molto stimolante lavorare con loro. Con Mino Manni, in particolare, abbiamo realizzato scene molto faticose anche fisicamente, e senza una buona intesa sarebbe stato tutto molto più complicato.

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