Cercare la verità attraversando la follia

Ultimo martedì di Performance e incontri sulla follia ieri sera al teatro Out Off, a chiudere il ciclo di appuntamenti con esponenti del mondo della psicanalisi e della filosofia  è stato Federico Leoni, docente di Filosofia teoretica all’Università degli studi di Milano.

Leoni  ha mosso la propria riflessione dalla definizione e genesi del caso clinico, evidenziando come l’idea che la follia diventasse malattia fosse un’invenzione squisitamente letteraria.

Ad un certo punto della storia della cultura mitteleuropea, intorno alla fine dell’Ottocento, si fa strada il pensiero che si possa scrivere la verità di una vita-ha dichiarato Leoni- e che questo si possa fare partendo dalle verità che un paziente racconta su un lettino ad un medico.

Attraverso una pratica che ricorda la confessione cristiana, come messo in luce da Foucault,   si è cercato di fare della follia una malattia e della medica una cura, e quindi di intrecciare la ricerca della verità, definita sullo scarto della follia.

Una confessione che somiglia ad un gioco delle parti in cui chi parla (paziente) è l’unico depositario della verità ma che sa di non sapere, mentre chi ascolta (il medico) è crede di conoscere la verità, ma in realtà ne è all’oscuro.

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“La follia di Cesare Lombroso è il “demone della proporzione” che uccide Amedeo Modigliani”

Amedeo-Modigliani-Girl-with-BraidsScorre alcol, tanto alcol nel corpo già segnato da una salute cagionevole di Amedeo Modigliani,pittore e scultore italiano, celebre per i suoi ritratti caratterizzati da volti stilizzati e colli affusolati, protagonista della quarta verbigerazione/improvvisazione di Giorgio Fabbris, sabato sera sul palco del Teatro Out Off.

L’artista vicentino in “La follia di Cesare Lombroso è il “demone della proporzione” che uccide Amedeo Modigliani”  ha portato alla luce un episodio forse meno conosciuto della vita di Modì: il ritrovamento nel 1984 di tre sculture, nel canale di Piazza Cavour a Livorno, attribuite all’artista ma che in realtà erano tre falsi fabbricati ad arte da tre studenti.

Giorgio Fabbris, seguendo la sua particolare tecnica di improvvisazione che in questo caso diventa quasi un delirio, immagina Amedeo Modigliani  alle prese con il demone della proporzione,  intento a schivare l’ideale estetico.

Altro protagonista della performance: il criminologo Cesare Lombroso,  deciso a compiere una disamina dei tre falsi, sottolineando l’assenza di proporzioni  e uno stile che ricorda il neoclassicismo canoviano, dunque lontano dalla tecnica di Modigliani.

Ancora una volta il “pensiero che si forma in bocca” di Giorgio Fabbris ci ha condotto lungo i sentieri dell’arte,  con un racconto suggestivo e vibrante,  portando alla luce un episodio della moderna storia dell’arte italiana.

Intenso nella performance, appassionato nella ricerca, emotivamente coinvolgente  Fabbris si conferma un interprete di grande sensibilità artistica e un cantore delle fragilità dell’animo umano.

Propositi per il nuovo anno

Li facciamo tutti, ad ogni capodanno, e allora vi diamo i nostri di programmi, con dieci cose da fare al teatro Out Off  nel 2014…

1)   Iniziare il nuovo anno con la comicità e l’intrigo in una Pavia che odora di Messico nello spettacolo Vera vuz, di Edoardo Erba, per la regia di Lorenzo Loris, con Mario Sala, Gigio Alberto e Monica Bonomi.

2)   Vedere un grande classico come Sei personaggi in cerca d’autore nella drammaturgia collettiva, nata all’interno di un laboratorio aperto a Macao durante lo scorso inverno

3)    Fare un tuffo nella vita di una donna che ha scritto una pagina importante del teatro inglese contemporaneo: Sarah Kane, nello spettacolo Io sono Sarah Kane di Paolo Scheriani

4)   Scoprire l’azzardo come senso della vita nella messa in scena de Il giocatore di Fedor Dostoevskij di Alberto Oliva e Mino Manni

5)    Assistere a una strabiliante versione ‘teatralmente musicale’ della pièce più amara di Mòliere, Il misantropo, ad opera di Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa

6)     Non perdere Affabulazione di Pasolini nella messa in scena di Lorenzo Loris, il più famoso dramma in versi del profeta del Novecento ambientata a Milano negli anni 70

7)     Ascoltare le Note per un collasso mentale, ispirate all’opera di James G. Ballard, per la regia e drammaturgia di Giuseppe Isgrò

8)    Ridere amaro con la comicità beffarda di Solo per oggi di Francesca Sangalli, per la regia di Riccardo Mallus, con Francesca Gemma e Alice Francesca Redini

9)    Riflettere sulle più intime debolezze umane con un classico di Pinter, la commedia l’Amante, nella messa in scena di Sara Drago e Alessandro Conte

10  Leggere la fragilità  dell’amore e la disperata tenacia della speranza in uno spettacolo intenso e sempre attuale come 4.48 Psychosis di Sarah Kane con Elena Arvigo e Valentina Calvani.

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La Card di Natale: un solo regalo, infinite possibilità

Il Natale si avvicina e non sai ancora cosa mettere sotto l’albero? Non puntare sui soliti doni, regala qualcosa di diverso: regala una sera a teatro con la card di Natale del Teatro Out Off.

Due ingressi a teatro a scelta su gli spettacoli in cartellone a soli 20 euro. L’abbonamento può essere utilizzato per 2 spettacoli differenti o per due ingressi allo stesso spettacolo. Insomma, un unico regalo ed infinite possibilità.

Dieci titoli tra cui scegliere, dai classici (Il Misantropo di Molière, Il giocatore di Dostoevskij, l’Amante di Pinter) alle prime nazionali (Vera Vuz di Edoardo Erba, Sei personaggi in cerca d’autore nella drammaturgia collettiva di Macao) passando per i grandi contemporanei (Affabulazione di Pasolini, 4.48 Psychosis di Sarah Kane).

Svariate possibilità: utilizzare la card per vedere uno spettacolo in compagnia, per assistere a due spettacoli differenti, acquistare più card e moltiplicare le occasioni di vedere teatro di qualità!

non farti rapinare 2

Piovono consensi

In scena da tre settimane Prodigosi Deliri continua a mietere consensi. Ad apprezzare il lavoro del teatro Out Off non solo le recensioni entusiastiche della critica ufficiale, ma anche il pubblico che calorosamente ha espresso la propria soddisfazione dopo aver visto la pièce.

Abbiamo deciso allora di raccogliere alcuni dei commenti più belli che ci ha fatto piacere leggere sulla nostra pagina Fb, insieme ai giudizi della critica militante.

Ecco una carrellata di commenti dalla nostra pagina fb:

 

Daniela Castagnoli Un incontro interessante ieri pomeriggio con il grande maestro (Ronconi). Oggi ho scritto dello spettacolo sulla bacheca , come faccio sempre quando vengo a vedere una Vostra rappresentazione, spero che molti dei miei amici sia di FB sia personali possano essere i fruitori del Vostro Teatro e naturalmente al regista , agli attori, allo scenografo a tutti quelli che hanno contribuito allo spettacolo un grazie di cuore!

Diana Ceni. Due “casi” emblematici della psichiatria moderna, due pazienti paranoici, uno del dott. Freud e l’altra del dott. Binswanger, che si raccontano in due quadri. Detto così potrebbe apparire noioso e comunque non teatrale ed invece…. per tutto il tempo il pubblico segue quei fiumi di parole con il fiato sospeso. La prima impressione che si ha è di ammirazione verso il primo protagonista, Mario Sala, che con estrema bravura ci inonda e ci sommerge di parole, appunto. L’attore impersona il Dott. Schreber il quale è convinto che “ogni essere umano sia attraversato da sottilissimi nervi, instillati nel corpo da Dio al momento della nascita, nervi che sono il principio dell’intelletto e sede dell’anima” Ad un certo punto la bravura di Sala ce li fa proprio vedere questi nervi!!!! La seconda parte è affidata a Patrizia Zappa Mulas che ci restituisce la fragilità ma anche la determinazione della schizofrenica Ellen West che ci racconta un tema ahimè attualissimo: quello dell’anoressia che sfocia nel suicidio. Accompagnata dalla musica di Verdi (Macbeth) termina in un crescendo con il brindisi al banchetto in onore di Banquo divorando un cioccolatino che è insieme il cibo agognato e il veleno, simbolo di vita e di morte. Un bell’esempio di come il teatro possa trattare temi ostici con semplicità arrivando direttamente all’anima degli spettatori.

Massimo Cordovani Visto, molto bello lo spettacolo.

Emanuela Ferlito bellissimo spettacolo, intenso. Attori di una bravura prodigiosa. Lo consiglio se volete vedere qualcosa di veramente speciale

 

E la critica ufficiale non è stata da meno:

 

Il regista Lorenzo Loris ci conduce  in un duplice, suggestivo viaggio nel disturbo mentale, accostando due testi esemplari della moderna letteratura psichiatrica. Eccezionali gli interpreti, Mario Sala e Patrizia Zappa Mulas – Renato Palazzi

http://www.delteatro.it/tag/prodigiosi-deliri/#sthash.WRdrnVVQ.dpuf

La drammaturgia di Lorenzo Loris, Mario Sala, Roberto Traverso, Patrizia Zappa Mulas convince e commuove in alcuni passaggi, anche se si avverte un’eterogeneità corporea nella scrittura che in alcuni momenti rallenta il fiume dell’azione scenica. I personaggi sono comunque ben tratteggiati nel buio dei loro deliri. Lo sguardo della regia punta sul naturalismo, soffermandosi più sui tic e sui gesti frenetici dei personaggi, che sul dolore vero e proprio. L’interpretazione di Patrizia Zappa Mulas appare più convincente e drammatica, la parola diventa corpo e rapisce. Un omaggio a Verdi (bellissimi i passaggi tratti dal Macbeth)  sottolinea i momenti scenici più decisivi.

Angela Villa- Dramma.it

http://www.dramma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12705:prodigiosi-deliri&catid=39:recensioni&Itemid=14

Il pubblico smette ben presto di essere cosciente di essere in un teatro a guardare due attori e si sente solo di fronte alle storie, al dolore della malattia mentale, di persone che vedono la propria vita cadere a pezzi, ma che restano in parte lucidi, che cercano di razionalizzare e di capire, che si descrivono, che lottano e che alla fine si rassegnano. In scena non ci sono due interpreti, ma solo due storie.

Silvia Tozzi-Sotto i riflettori

http://sottoiriflettori.eu/prodigiosi-deliri-scena-non-due-attori-ma-due-storie/

Guidato dalla regia di Lorenzo Loris lucidamente “scientifica”, che conferisce un ritmo carico di tensione a questa terribile vicenda, l’attore  scende dentro l’interiorità del suo personaggio con un’aderenza sconvolgente, testimonianza inquietante di uno sdoppiamento di identità, di due che vorrebbero tornare uno, ricomponendo dentro l’individuo il senso profondo anche se inquieto della propria esistenza.

Maria Grazia Gregori

http://www.myword.it/teatro/reviews/5968

Un dipinto di Bosch, le Baccanti di Euripide e un po’ di sana filosofia.

moriggi 005Ospite ieri sera a Performance e incontri sulla follia lo storico e filosofo della scienza Stefano Moriggi. Prendendo spunto da dichiarazioni poste sulla lavagna nella scenografia di Prodigiosi Deliri, Moriggi ha sottolineato l’importanza di dare voce alla follia dei protagonisti.

Prendendo come riferimento il dipinto La nave dei folli di Hyeronimus Bosch, Moriggi ha ricordato di come in passato i folli venissero assimilati ai libertini e condotti fuori dal consesso pubblico, affidati all’acqua, cioè all’ignoto.

Nel rinascimento della vecchia Europa  allontanare chi mostrava alterazioni psichiche era una pratica molto diffusa. Si identificava la follia come pericolo e minaccia, e cercando di allontanarla per gestirla meglio, si arrivava per contrasto  ad una definizione della ragione.

“L’importanza della piéce- prosegue Moriggi­ -è principalmente quella di  aver ridato voce alla follia, attraverso le testimonianze dirette dei due protagonisti, nel solco di una profonda tradizione, in cui un’indagine non ha escluso la pazzia ma al contrario ne ha fatto una protagonista.

Come nella tragedia  le Baccanti di Euripide in cui convivono due  tipi di  follia: uno rivolto a chi non riconosce il culto di Dioniso e viene perciò punito con la violenza; il secondo di chi, accettati i culti dionisiaci, ne riceve  benefici”.

“Un tema antico ma sempre attuale, quello della follia, con innumerevoli implicazioni filosofiche, sociali e artistiche, che dall’antichità ad oggi non smette di affascinare studiosi e artisti” conclude Moriggi.

nave dei folli

Frida Kalho, Nahui Olin e la Pelona.

È stata Frida Kalho, pittrice messicana, icona del femminismo, il personaggio principale della terza verbigerazione/improvvisazione di Giorgio Fabbris dal palco del Teatro Out  Off, dopo la replica di Prodigiosi Deliri, sabato 7 dicembre.

Protagonista indiscussa della scena artistica e politica di Città del Messico negli anni ’30, Frida Kalho riversò nella sua pittura il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato e il proprio credo politico, unendo il folclore messicano e l’autobiografismo utopico a visioni del corpo femminile non più  distorto dallo sguardo maschile.

Venti intensi minuti in cui “il pensiero che si forma in bocca” dell’artista vicentino ha raccontato la travagliata vita di Frida Kalho, ripercorrendone i momenti cruciali della sua esistenza: dal disgraziato incidente in autobus che le segnò la vita, all’adesione entusiastica al partito comunista, passando per la dolorosissima esperienza dell’aborto e il tormento di una maternità mancata.

Ad incrociare la strada della pittrice sensibile ed anticonformista, negli anni ’30 ci fu Nahui Olin, anche lei  pittrice, poetessa ma soprattutto  modella messicana, passata alla storia per alcune audaci foto di nudo.

Due donne, Frida Kalho e Nahui Olin dalla straordinaria ricchezza psicologica ed emotiva, che alla bellezza ed al fascino naturali hanno saputo unire la potenza della seduzione.

In un suggestivo momento della verbigerazione Fabbris ha immaginato che le sopracciglia spesse e folte di Frida Kalho si alzassero in volo, come due gabbiani raggiungendo il campo di grano del dipinto di Vincent Van Gogh.

Nell’ improvvisazione di Fabbris le due donne diventano vittime della Pelona, la morte, che ha fatto loro uno sgarbo, riservando una vecchiaia ingiusta, con la perdita irrimediabile della bellezza di Nahui Olin, che finì il resto dei suoi anni in povertà e la gabbia dell’invalidità fisica a cui era condannata Frida Kalho.

la follia e le donne