La follia che buca i corpi di Carlo Zinelli

Sabato 23 novembre, dopo lo spettacolo Prodigiosi Deliri, l’attore e artista vicentino Giorgio Fabbris ha dato vita alla prima verbigerazione/improvvisazione dedicata a Carlo Zinelli, massimo esponente dell’Art Brut in Italia.

Venti intensi minuti per conoscere attraverso la performance di Fabbris l’animo sensibile e complesso del pittore veronese. Un’incursione nel disagio psichico di Carlo Zinelli, nei suoi ricordi di giovane internato, fino alla scoperta della passione per la pittura.

Attraverso un racconto frastagliato di onomatopee e lallazioni, entriamo nel paesaggio della campagna veronese, che ispirò tanti lavori dell’artista, vediamo figure nere con grossi buchi, come Zinelli era solito rappresentare gli umani.

Il “pensiero che si forma in bocca”, secondo la tecnica di improvvisazione di Fabbris, da oltre vent’anni impegnato in un lavoro di ricerca sul rapporto tra malattia mentale e arte, ha regalato momenti di intenso coinvolgimento emotivo al pubblico dell’Out off.

Ad un’espressività verbale intenzionalmente disarticolata hanno fatto corredo una mimica e una gestualità capaci di interpretare il malessere profondo dell’artista.

La prima Verbigerazione, dedicata a Carlo Zinelli, esponente dell'Art Brut

Giorgio Fabbris

 

Schreber moderno Prometeo e il destino di Ellen West

Ospiti del secondo appuntamento di Performance  e incontri sulla follia, gli psicanalisti del movimento Nodi freudiani: Giorgio Landoni e Franca Brenna, il primo ha commentato il caso di Paul Schreber, la seconda ha parlato della vicenda di Ellen West.

Landoni ha colto l’animo infantile di Schreber, come un bambino, infatti, il giudice della corte d’appello di Dresdra si interroga sulla propria sessualità attraverso un particolare rapporto con Dio e le divinità. In mancanza di una figura paterna adeguata, capace di guidare il bambino alla comprensione della differenza sostanziale tra realtà e fantasia, Sherber confonde sogni e fantasie con il reale, sprofondando in un delirio. Riduttivo e inappropriato appare quindi-sottolinea Landoni-trovare le ragioni dell’alterazione psichica di Paul Schreber in un’omosessualità repressa. Come un moderno Prometeo, il giudice della corte d’appello di Dresdra, è rimasto incatenato alla propria roccia, a quel padre che non è stato capace di simboleggiare in maniera appropriata.

Franca Brenna ha invece approfondito la vicenda di Ellen West, cercando le origini del profondo malessere della giovane ebrea in un’infanzia già segnata da  un rifiuto della vita. Prendendo come riferimento lo studio di Stefano Mistura, Brenna ha sottolineato come la storia di Ellen West sia quella di un destino determinato dall’appartenenza di genere, dalla difficoltà della donna di vivere la propria femminilità. Già dalla prima infanzia Ellen esprime un rifiuto alla vita, attraverso il rifiuto del latte materno a 9 mesi, nel periodo che in psicanalisi viene individuato il riconoscimento di sè e del proprio io corporeo. In gioventù,  attraverso abbuffate e digiuni vuole rappresentare un esserci attraversi il vuoto esistenziale-prosegue Brenna-esprimere la disperata volontà di essere se stessa.

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Visto da loro…

Le impressioni a caldo sullo spettacolo di tre esponenti del movimento Nodi freudiani, presenti nella platea dell’Out off.

“Il grande interprete della follia rimane il teatro”-così Giovanni Sias, psicanalista, ha commentato la prima di Prodigiosi deliri.

Sias ha messo in luce come la medicina e la psicanalisi si sforzino di trovare una spiegazione razionale e una soluzione medica alle alterazioni psichiche, ma ad interpretare la complessità e la profondità dell’inconscio  l’arte rimanga la strada più adatta.

Dello stesso avviso Sergio Contardi, psicanalista del movimento Nodi freudiani, che ha riconosciuto nella drammaturgia di Loris, Sala, Zappa Mulas  e Traverso una fedeltà filologica ai due casi della letteratura psichiatrica.

Mentre Franca Brenna, psicanalista e socia fondatrice del movimento Nodi freudiani, ha sottolineato  la dimensione di profondo coinvolgimento emotivo che ha caratterizzato le interpretazioni di Mario Sala e Patrizia Zappa Mulas.

Giovanni Sias, presente in sala con Franca Brenna e Sergio Contardi, in occasione del debutto di Prodigiosi deliri

Giovanni Sias, presente in sala con Franca Brenna e Sergio Contardi, in occasione del debutto di Prodigiosi deliri

Leo Nahon a Performance e incontri sulla follia

Ad inaugurare la rassegna di incontri, letture e performance  sulla follia, dopo la prima dello spettacolo Prodigiosi deliri il primario di psichiatria del Niguarda Leo Nahon.

Dal palco dell’Out off, Nahon, che è stato anche assistente di Franco Basaglia, ha parlato di follia, come elemento di fascino per l’animo umano con interessanti risvolti in arte e letteratura, ma anche e soprattutto  malattia da curare, ieri come oggi.

Un malessere complesso, quello delle alterazioni psichiche, con cui medici ed analisti si confrontano quotidianamente e di cui le vicende del dottor Scherber e del Ellen West hanno rappresentato due casi simbolo.

Nahon ha espresso le difficoltà di un mestiere, quello dello psichiatra, che comporta un contatto diretto con le diverse sfumature di follia e che comporta una continua messa in discussione del proprio operato e delle proprie conoscenze.

Alla spinosa domanda di Roberto Traverso sulle posizioni della psichiatria rispetto alla delicata questione dell’eutanasia, di cui Biswagner, medico di Ellen West, fu suo malgrado pioniere, il primario del Niguarda ha espresso con chiarezza il suo pensiero, secondo cui il medico deve sempre condurre il paziente verso la vita, tuttavia esiste un margine di libertà umana e di ineluttabilità degli eventi.

Leo Nahon, primario di psichiatria del Niguarda, in un momento del suo intervento al teatro Out off

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Prodigiosi Deliri

La follia, tema affascinante quanto complesso, che non ha mai smesso di alimentare l’arte, la filosofia, la medicina, diventa materiale drammaturgico  nelle mani di Lorenzo Loris, Mario Sala, Roberto Traverso e Patrizia Zappa Mulas.

E da questo lavoro a più mani nasce “Prodigiosi deliri”, ispirato a due studi di Sigmund Freud e Ludwing Binswanger, con cui  il teatro Out off ha scelto di inaugurare la propria produzione per la  stagione teatrale 2013/2014.

Due monologhi, tratti da due casi simbolo della psichiatria moderna: il dottor Daniel Paul Scherber e la giovane Ellen West coinvolgono lo spettatore per un’ora e mezza in un viaggio lungo gli stati dell’alterazione psichica.

Due deliri, profondamente diversi, data anche la diversa patologia clinica dei due protagonisti: paranoico il dottor Scherber, interpretato da Mario Sala, e isterica Ellen West, nei cui panni troviamo Patrizia Zappas Mulas.

Il dottor Scherber di Mario Sala è un fiume in piena, il suo delirio sfocia in un monologo senza soste, un accanimento della parola per esprimere gli estremi della tortura e della piacere che il giudice della corte d’appello di Dresdra provò a causa della grave crisi di nervi. Per trovare, infine, nei risvolti di un’educazione troppo rigida, l’origine di un’omosessualità nascosta.

Tremante come una foglia al vento è la fragile Ellen West di Patrizia Zappa Mulas, che in un delirio vibrante ma di cui intravediamo un fondo di lucidità, racconta i propri turbamenti di giovane donna. La paura di ingrassare che diventa anoressia e una ricerca quasi forsennata della morte come soluzione, con il silenzio assenso del proprio medico. Aprendo le porte alla complessità dell’eutanasia.

Patrizia Zappa Mulas nei panni di Ellen West in Prodigiosi deliri.

Patrizia Zappa Mulas nei panni di Ellen West in Prodigiosi deliri.